Cerca nel blog

domenica 9 dicembre 2012

Famosa per caso, scrittrice per scelta. Storia straordinaria di due donne straordinarie-Patrizia Cadau e Alessia Marcuzzi.


La storia di Patrizia Cadau è singolare esattamente come lei. Divenuta in poco più di un mese  il "fenomeno" di cui si sono occupati giornali di portata nazionale per aver sostenuto pubblicamente Alessia Marcuzzi, si è ritrovata al centro di un'inaspettata popolarità che le ha portato fan nella sua pagina personale (http://www.facebook.com/pages/Patrizia-Cadau/349126011851101?fref=ts), contatti fino al limite consentito da Facebook, interviste, proposte, regali. Ma Patrizia la conosco da tempo, ammiro la sua intelligenza acuta, la sua autoironia, la sua profondità, il suo essere donna in tutte le declinazioni possibili, il suo talento nella scrittura. Patrizia si lancia entusiasta in ogni impresa, rimanendo leggera, semplice, autentica ed è questo, a mio parere, che fa sì che chi l'ha scoperta per caso rimanga poi incollato al suo account, alla sua pagina  al suo blog. E ora anche al suo libro. Perché questa splendida quarantenne, madre di due figli, pedagogista, ligure-sarda o sarda-ligure, ha pubblicato il suo primo romanzo, "L'amore che ti sceglie", già vendutissimo on-line (ed è incredibile perché è un'autopubblicazione). Perché Patrizia è tutto quello che vuole essere.
In calce all'intervista, potrete leggere ciò che Alessia Marcuzzi pensa di lei.

1) Partiamo dall'inizio, Patrizia, nonostante te l'abbiano chiesto ormai a centinaia: come nasce la tua notorietà improvvisa su FB?

Ho scritto un post sulla condizione femminile, in relazione al fatto che troppo spesso quando ci si lascia e magari è la donna a prendere l'iniziativa, si scatena una lapidazione d'ingiuriosi epiteti, specialmente se la donna in questione è bella,autonoma, libera. Era un post senza riferimenti, Una semplice riflessione sulla mia bacheca, nata dopo avere visto gli insulti alla Marcuzzi sulla sua vita privata. Alessia Marcuzzi lo ha visto, e già incuriosita da un mio commento di solidarietà, lo ha condiviso. Dichiarandosi mia fan. E moltissime persone si sono riversate sulla mia pagina FB, hanno letto l'impossibile e mi hanno chiesto l'amicizia. In un paio di giorni qualche migliaia.

2) Vogliamo sfatare un mito che sta circolando? E cioè che non basta essere citati da un VIP per avere così tanti contatti e fan? Che cosa apprezzano in te i tuoi nuovi amici, perché continuano a seguirti?

Credo che l'onestà paghi. Parlo di onestà morale e intellettuale. Di autenticità: io sono così, scrivo penso e agisco nei contesti umani nello stesso modo. E il reale presuppone delle dinamiche umane non diverse da quelle cosiddette virtuali. Si creano affinità davanti all'uscita di scuola dei propri figli, o davanti ad un monitor, affinità che possono essere approfondite, per poi scoprire che non era proprio il caso, oppure non si creano affatto. Ma ciò che conta è che si viene a strutturare una relazione e le relazioni necessitano di fiducia, confidenza, genuinità. Altrimenti sono solo giochi di ruolo, nel senso inteso da Eric Berne.
 Io non scrivo per fare marchette, per compiacere, scrivo e parlo con assoluta libertà. Con argomentazioni e ragionevolezza credo. Scrivo le stesse battute che dico nel mio privato. Parlo del mio quotidiano, della mia fatica di donna, moglie madre, lavoratrice.
 E anche di una che nel tempo ha fatto il diavolo a quattro per scrivere qualcosa, perché lo scrittore in famiglia dà fastidio, ha ombre che lo seguono, annota cose su fazzoletti di carta, si assenta in un mondo suo, pretende silenzio, e nessuno ne vede mai un tornaconto. Quindi scatta la domanda "ma perché perdi tempo invece di giocare con me?" con conseguente senso di colpa insopportabile. 
Credo che tutto questo sia emerso e abbia convogliato su di me come prima cosa la curiosità, ma anche l'identificazione di tante donne come me, stanche di vedere la propria vita scorrere senza riuscire ad acchiappare il desiderio da realizzare, stanche di vedere la poca meritocrazia, i tanti modi in cui le donne normali sono pressate tutti i giorni,vittime di pretese assurde da parte di familiari, capuffici, datori di lavoro che non si rendono conto di quanto gravosi siano i pesi di una donna in quanto donna.

3) Hai finalmente pubblicato il tuo primo romanzo che io ho letto e che consiglio a tutti. Vogliamo dire in breve di che tratta?

E' la storia di una donna che scrive una lettera alla figlia appena nata. Una figlia inaspettata rifiutata dal padre, e che deve rimettere in discussione se stessa e il suo mondo per superare non solo i pregiudizi che l'accompagneranno ma anche diverse perdite. E' una donna che deve contestualmente affrontare diversi viaggi, quello dal luogo che le ha dato i natali verso quello delle sue radici (e questa è una componente autobiografica molto forte, il tema dell'identità e dell'appartenenza. Alla domanda "di dove sei?" non so mai cosa rispondere. Sono sarda in continente e ligure in Sardegna, il che girala come la vuoi ti dà sempre la sensazione di essere fuori luogo ovunque e di non stare mai a casa da nessuna parte, ma di essere liberi in ogni luogo).
 E' un libro a tinte forti, non nel senso erotico, ma perché è molto passionale, coraggioso. Almeno nella nostra cultura una donna come la protagonista di questa storia si porta addosso dei pregiudizi difficili da scardinare. E poi non mancano dei colpi di scena che non posso svelare, perché la lettera prende forma in più storie all'interno delle quali vengono svelati i percorsi e i nodi attorno a cui si muovono altre figure, e che determineranno delle scelte. Velatamente tocco anche il tema della separazione che ho approfondito nell'altro romanzo a cui ho lavorato. Ancora nel cassetto.

4) Parliamo della condizione della donna: a tuo modo di vedere è davvero ancora così problematica?

Si lo è. Finché continueremo a pensare che certe battute siano ironia e cameratismo da maschi, finché una donna si sentirà chiedere ad un colloquio di lavoro se intende avere figli, finché terremo il conto delle donne uccise, picchiate, denigrate dai propri compagni, in famiglia o altrove. Finché ad una premiazione letteraria sentiremo fare dal conduttore i complimenti al decolletè della vincitrice e non al suo libro, come se, in una dimensione contraria e parallela, una conduttrice dicesse ad un autore di un libro, appena nominato vincitore del premio x "complimenti, bel pacco", ecco, finché non ci saranno strutture adeguate per l'infanzia a tutela della maternità e dei bambini, finché un uomo sarà fico perché va ai Caraibi con una più giovane di lui, mentre una donna sarà una babbiona patetica e alla frutta in cerca di fermare l'orologio perché va ai Caraibi con un uomo più giovane, insomma finché tutto questo non sarà risolto, non basteranno girotondi e movimenti e "Se non ora quando". Simone de Beauvoir si sta rivoltando nella tomba e noi non abbiamo ancora capito nulla. 
E se ti guardi intorno, vedrai che non solo la condizione della donna è tragica: in maniera speculare lo è anche quella dei bambini. Le città sono malate di urbanesimo e impoverite di umanesimo, prive di spazi, luoghi e tempi per i piccoli, anzi i bambini sono percepiti come un fastidio, qualcosa da parcheggiare, alloggiati nel circuito delle nevrosi degli adulti, imbottiti di insoddisfazione e di programmi tv discutibili. L'unico diritto a cui pensano di potersi aggrappare le donne, l'unico che rivendicano con orgoglio e accanimento è quello dell'assegno di mantenimento. Se invece si accanissero su altre sfumature ( e non parlo di trilogia), forse non avrebbero neppure bisogno di quell'assegno, forti di un'autonomia contrattuale e non ricattatoria, matura e responsabile.

5) Il rapporto genitori-figli: che figlia sei stata? Che madre sei?

Sono stata una figlia ribelle e ingrata per i primi venticinque anni. Mio padre, un sottufficiale della guardia di Finanza ora in pensione, un uomo coriaceo, era per me un alieno. Non ci capivamo proprio e io mi ribellavo alla sua autorità. Un'autorità severa, impostata sul valore della disciplina, della responsabilità, del rispetto delle regole, del senso civico, della forza e della determinazione, del senso dello Stato. Mamma era il cuscinetto, diciamo la versione soft di papà. Adesso so che avevano ragione loro, e li guardo con estremo orgoglio e rispetto: alla fine però mi chiedo e continuo a chiedermi quanto di tutto questo mi sia servito. A guardarmi intorno, vedo gente sveglia, capace, che sopravvive con metodologie che a me sfuggono e di cui non saprei cosa fare, e come madre mi chiedo: ma è davvero giusto così? Non sarebbe meglio per i miei figli trasmettere come possibilità anche la scorciatoia? E' premura la mia, e anche paura. Semplicemente non voglio che soffrano. Ma alla fine credo di essere una madre che non può fare altro che trasmettere la sua cifra educativa, non posso essere qualcosa di diverso e i miei figli se ne accorgerebbero. E pure io non riuscirei a stare bene con me stessa.



6) Dici che è l'amore a sceglierti e non sempre lo fa per renderti felice: vogliamo spiegare un po' meglio questa tua affermazione?

Si, non siamo noi a scegliere l'amore. L'amore ti capita, ti aggredisce alle spalle, oppure ti scoppia dentro, arriva semplicemente anche in silenzio. Ma proprio perché è amore, se è amore, non può non portare con sé nella tua vita anche cose che non ti saresti aspettato. In amore devi scendere a compromessi, devi impegnarti ogni giorno perché la persona che ti sta a fianco stia bene, devi accettare situazioni difficili, percorsi ad ostacoli. Si acquisiscono delle responsabilità affettive ed emotive. A lungo andare, premettendo che in genere i bilanci non si fanno, uno tende ad analizzare la situazione e ci si accorge che no, certi amori sono costati troppo, sono stati amore, ma tormentati e quindi nell'insieme non ci hanno reso felici, non come avremmo voluto, non secondo le nostre aspettative. Eppure è amore. Ma non sempre regala la felicità idealizzata.

7) C'è differenza fra Patrizia mamma, scrittrice, moglie, personaggio amica? Quante donne sei?

Premetto. Io ho un talento puro per il cazzeggio: il che si ripercuote in tutti i miei ruoli. Anche quando scrivo la cosa più impegnativa del mondo, anche quando sono immersa in un lavoro che mi risulta difficile, non perdo mai dentro di me, questa costante che mi fa scantonare verso l'ironia e l'autoironia. Non mi riesce proprio di prendermi sul serio. Il che non vuole dire che io sia una persona superficiale, ma i diversi ruoli sono accomunati da questa attitudine. E dalla passione. Per il resto sono una sola donna coerente, che si muove diversamente in base al contesto in cui si trova. Quello che proprio non riesco ad essere è "un personaggio". In base alla vecchia "ma ci fa o c'è?" ci sono di mio.

8 ) Che cosa ti piace e che cosa non ti piace della popolarità raggiunta all'improvviso e come hanno reagito le persone che ti conoscono?

Parliamo di una micropopolarità: non oso pensare a chi si debba misurare quotidianamente con l'onda d'urto della folla. Devo anche chiarire che le persone che sono entrate in contatto con me, in qualche modo sono state filtrate. Voglio dire che, a parte il post di Alessia, le persone si sono avvicinate e prima di contattarmi hanno letto, sono entrati nella vita che lascio intravedere su web. Tra migliaia di persone posso contare due soggetti che mi hanno dato fastidio. Fino a poco tempo fa era online il mio telefono, avevo dimenticato di toglierlo, per dire. Ma nessuno si è permesso di usarlo. Per cui è una popolarità stimolante, piena di vita, che si è sintonizzata con me. A me queste persone piacciono da morire, mi fanno ridere, mi danno spunti, mi aiutano ad organizzare la pagina fan, e chi fa la grafica, e chi si occupa di comunicazione, e chi mi racconta della sua vita. E' una cosa bellissima. La vita la si racconta a qualcuno di cui fidarsi, o che pensi possa capirti anche solo leggendoti.
 Al momento non ho elementi negativi per dirti che cosa non mi piace, perché appunto è una popolarità circoscritta. E le persone che mi conoscono hanno reagito quasi tutte in modo strano: chi si sperticava in giuramenti d'amicizia eterna è sparito, chi non mi ha mai filata è comparso, in pochi mi hanno fatto gli auguri, molti hanno fatto finta che la cosa non gli interessasse, salvo poi chiedere a destra e a sinistra cosa stesse succedendo. L'entusiasmo vero e trainante è stato proprio di quelli che mi hanno conosciuta qui, e da un mese. Sono loro che mi hanno dato coraggio, quasi tutte donne, bellissime e piene di voglia di rivalsa, colte, coraggiose, capaci di gestire vite complesse e farci su pure una battuta.

9) Quali sono stati i giudizi più lusinghieri sulla tua opera e che cosa ti ha convinta a non mollare?

Ti racconto un aneddoto. Hai conosciuto Fulvio Fo ( fratello di Dario)?
Io manco sapevo che vivesse in Sardegna, e invece lui stava qui a due passi. Ebbe modo di ricevere il manoscritto originale di questo testo, e mi telefonò, così semplicemente. Si presentò e si scusò per avere osato disturbarmi (nel mentre io rischiai l'infarto), ma proprio non aveva potuto trattenersi. Aveva letto, secondo lui, una delle cose migliori degli ultimi anni, mi chiese di tutto, dove avessi imparato a scrivere così, mi disse che era semplicemente emozionato e mi ringraziava. Nacque un'amicizia, da cui imparai tantissimo. Una sera mi chiamò per dirmi che avrebbe presentato il suo nuovo libro a Cagliari al teatro Massimo, e si raccomandò moltissimo di fare di tutto per esserci perché ci teneva molto. Naturalmente andai, e lui mi venne incontro e mi abbracciò. Poi disse "Che onore, la grandissima scrittrice Patrizia Cadau", poi si girò verso la stampa attonita e confusa (ma chi diavolo è questa?) e disse, "non perdetela d'occhio, questa è una delle penne più belle in circolazione." Fu l'ultima volta che ci vedemmo: persi naturalmente un grande amico e una preziosa fonte di ricchezza per consigli, conoscenza, e così via. Ecco, ogni volta che ho pensato di rinunciare ho pensato al fatto che Fulvio credeva in me, e che in qualche modo dovevo ripagarlo, e farlo anche per me stessa.

10) Parliamo di linguaggio: usi vocaboli ricercati e curi molto la forma. Quali sono gli errori che non sopporti, quali i modi di dire che detesti?

Mi piace pensare alle cose che invece amo dire: le metafore, il turpiloquio contenuto in una forma forbita ed elegante. I modi che detesto sono tutti quelli che non rispettano la mia lingua, la pigrizia nel ricercare sinonimi, la dispersione di K come la semina in giugno. Quello che proprio mi irrita come un perizoma in cartavetrata è (a parte la consecutio temporum scompaginata), l'utilizzo dei verbi entrare e uscire in forma transitiva. Ho sentito cose tipo "scendimi il cane che lo piscio" che mi hanno quasi mandata al manicomio.

                                                    ALESSIA MARCUZZI




E, ora, prima di lasciare la parola ad Alessia Marcuzzi, devo necessariamente fare una premessa: non conoscevo Alessia se non come tutti voi, la consideravo un personaggio solare, una bellissima donna, forse anche simpatica, ma non la seguivo nel suo programma più famoso, "Grande fratello" (state alzando il sopracciglio, lo immagino). Ecco, Alessia Marcuzzi non è quella o, almeno, non è solo quella: è una donna unica, che, solo per un moto d'istintiva simpatia e gratitudine, ha permesso ad un'altra donna (che conosceva solo grazie ai suoi scritti) di avere grande popolarità. Siamo abituati a personaggi che sgomitano per un articolo su un giornale, si vendono e vendono la loro vita privata per una copertina, che mai darebbero spazio e visibilità ad un'altra. Scordate tutto questo: non è Alessia.E mettete, per favore, da parte ogni atteggiamento snobistico; va di moda parlare male del "Grande fratello"? Non l'ha ideato lei, lo conduce. Mi piacerebbe che gli autori trovassero un programma che sapesse mettere in luce le sue tante qualità, in modo da farla conoscere per quello che è. Forte, sensibile, generosa, bella, intelligente. Il suo gesto nei confronti di Patrizia ci dà la speranza in un futuro fatto di donne che si prendono per mano, che vanno avanti solo per i loro meriti, che si aiutano e sono solidali. E' una piccola storia questa, ma la morale mi pare importantissima: donne che si amano (mai) troppo. E io queste donne le amo. Grazie, Alessia.


1) Che cosa ti ha colpito in Patrizia donna e Patrizia scrittrice?

 Ho scoperto Patrizia fra le persone che mi scrivevano su facebook. Si era presa la briga di difendermi da una serie di insulti sulla gestione della mia vita sentimentale. In realta' la sua lettera era un modo per parlare a tutte le donne,in maniera molto intelligente e diretta...Ho aperto cosi' per la prima volta il suo profilo….ed ho scoperto un mondo. Ho condiviso la sua lettera,e piano piano e' scoppiato il caso Patrizia!!! Credo che le siano arrivate migliaia di richieste di amicizia e non sapeva bene come affrontare tutto questo afflusso di gente,che,  sì,e' arrivato tramite me, ma non e' certo andato via…anzi,e' aumentato sempre più'. Questo perché' lei' ha una dote incredibile:la grande comunicativita' e una grande intelligenza. Patrizia scrive romanzi,senza essere mai riuscita a pubblicarne uno (nonostante avesse ricevuto grandi consensi e apprezzamenti da tante case editrici), cosi' ha deciso di metterlo on line.Patrizia ha una gran testa,e' simpatica e cinica al punto giusto,ma soprattutto Patrizia e' una mamma e una moglie. Ecco " L'amore che ti sceglie",bellissimo....io ho pianto. 


 2) Avete entrambe dato testimonianza di solidarietà fra donne: è un primo passo per superare finalmente l'immagine di donne che si accapigliano fra di loro?

 Credo fortemente nella solidarietà femminile. Ho ed ho sempre avuto tante amiche, con loro e con le donne, in generale, mi trovo in totale sintonia e cerco di condividere tanti punti di vista della vita ,nonostante le differenze di cultura o ceto sociale. Noi donne abbiamo una marcia in più, forse perché abbiamo l'istinto materno che ci permette di conoscere meglio di chiunque altro il sacrificio e l'altruismo…. Non a caso ho scelto di aprire il mio fashion blog lapinella, proprio per avere un dialogo diretto col pubblico femminile che mi segue da tanti anni. 


 3) C'è un altro messaggio che mi pare stiate dando e che non sottovaluterei: è possibile andare avanti solo grazie al proprio merito?

 Certo che è possibile!  Forse ci vuole più tempo e tenacia ,ma quando poi raggiungi l'obbiettivo la soddisfazione è doppia ed impagabile…Credo lo stiamo dimostrando con i fatti più che a parole: se vogliamo noi donne possiamo davvero fare tutto, anche se con fatica. Siamo mamme, lavoratrici, compagne, amiche, sorelle: la strada è in salita ma il paesaggio che guarderemo, arrivate al traguardo, sarà incantevole. Proprio perché, tratto dopo tratto, l'avremo percorso 
grazie alle nostre sole forze.


2 commenti:

  1. Se dovessi scegliere a quale delle tre donne assomigliare sceglierei tutt'e tre!
    Grazia

    RispondiElimina